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Baja California

Il Golfo di California, o Mare di Cortez, custodisce uno degli ecosistemi marini più ricchi del pianeta. Le sue acque ospitano importanti nursery naturali e una straordinaria produttività biologica, resa possibile dai nutrienti che risalgono dai fondali profondi. Inoltre, l’incontro tra correnti fredde e tropicali crea un’esplosione di biodiversità che sostiene balene, squali, mante giganti, tartarughe marine, delfini e oltre 900 specie di pesci. Questo fragile equilibrio rende la regione uno dei luoghi chiave per la conservazione della biodiversità marina globale tanto da essere definito, da Jacques Cousteau, “l’acquario del mondo”.

Che fine hanno fatto gli squali?
Nei tre diversi ecosistemi che ospita il Mare di Cortez vivono 36 specie di mammiferi marini, 31 cetacei, cinque delle sette specie di tartarughe marine al mondo, seimila macro-invertebrati e più di novecento specie di pesci tra cui 48 specie di squalo. Una ricchezza ed una abbondanza che, negli ultimi 40 anni, hanno trasformato questo mare in un luogo preso d’assalto da operatori di pesca marina e artigianale. Complice della mattanza è il governo messicano che, con pochissima lungimiranza, negli anni ’90 ha elargito un numero eccessivo di permessi di cattura attirando pescherecci da tutto il Messico.

Foto: Pelagios Kakunja
Negli ultimi anni la maggior parte delle popolazioni di pesci e mammiferi marini sta diminuendo in numero e dimensione. Per gli squali, invece, negli ultimi 25 anni si parla di un vero e proprio collasso. La ragione è da ricondursi principalmente alla pesca eccessiva. La carne di questi animali viene utilizzata per soddisfare per lo più il mercato alimentare nazionale. Le pinne, invece, sono pagate a peso d’oro dalla Cina, gigante asiatico che ha trasformato un tesoro globale in un lusso gastronomico senza senso. A pagarne le spese è una delle specie emblematiche di queste acque: lo squalo martello comune (Sphyrna zygaena) che, negli anni ’80 e ’90 rese famose queste acque in tutto il mondo.

Per approfondire, leggi ”Gli squali del mare di Cortez: un tesoro che rischia di sparire”, di Valeria Barbi su Lifegate
La “cocaina dei mari” minaccia una piccola focena conosciuta come Vaquita
Originaria ed endemica dell’estremità settentrionale del golfo di California, nel Messico nordoccidentale, la vaquita è stata dichiarata in pericolo critico dall’Unione internazionale per la conservazione della natura (Iucn) e inserita nell’omonima Lista rossa nel 1996. Tuttavia, nonostante i ripetuti richiami e le richieste di intervento da parte di organizzazioni e comitati scientifici a livello globale, la popolazione di questo emblematico mammifero marino è diminuita dell’83 per cento in soli tre anni passando da 59 individui nel 2015 a nove e dieci nel 2018. Il motivo è collegato alla pesca indiscriminata di un altro abitante del Mare di Cortez: il totoaba (Totoaba macdonaldi).
Nonostante sia inserito nella lista rossa dell'IUCN come specie in pericolo critico di estinzione, il totoaba continua ad essere perseguitato dalla caccia illegale. Il motivo? La stupida credenza, da parte dei sostenitori della medicina tradizionale cinese, che la sua vescica natatoria abbia poteri curativi e che l’ha trasformato, negli anni, nella “cocaina dei mari”. E, in effetti, il prezzo può superare i 46mila dollari, e arrivare a sfiorare i 60mila sul mercato nero asiatico. Per catturare il totoaba si usano reti da posta, ancora diffuse nonostante siano vietate nell’area della vaquita. Le maglie di queste reti, progettate per il pesce di grandi dimensioni, finiscono però per intrappolare anche la piccola focena. A lottare per la sopravvivenza di questi animali è Francisco Javier Gomez Diaz, Direttore del Museo de La Ballena y Ciencias del Mar di La Paz, in Baja California.

Per approfondire, leggi ”Ultima chiamata per salvare la vaquita dall’estinzione”, di Valeria Barbi su Lifegate.
Da pescatori ad operatori turistici: si può fare
Nel Mare di Cortez, lavorare con i pescatori di squali per convertirli in operatori turistici è una strategia chiave di conservazione perché riduce la pressione sulla pesca e trasforma una risorsa “consumata” (lo squalo) in una risorsa “viva”. Gli squali diventano così un motore economico legato all’ecoturismo: snorkeling e immersioni guidate generano reddito stabile, incentivando la protezione degli animali e degli habitat invece della loro cattura. Questo modello funziona soprattutto perché mantiene il know-how locale dei pescatori, che conoscono meglio di chiunque il mare e i suoi comportamenti, rendendoli protagonisti della conservazione invece che suoi oppositori.

Foto: Pelagios Kakunja
In questo processo hanno un ruolo importante organizzazioni come Pelagios Kakunja e Orgcas. Entrambe lavorano per studiare e proteggere la megafauna marina del Golfo di California, in particolare squali e grandi pelagici, combinando ricerca scientifica, monitoraggio sul campo e coinvolgimento diretto delle comunità costiere. Il loro contributo è soprattutto quello di costruire ponti tra scienza e pesca locale, favorendo pratiche sostenibili e accompagnando la transizione verso modelli economici basati sull’osservazione e non sull’estrazione delle risorse marine.
Liberi dalle reti: come mitigare il conflitto tra leoni marini e pescatori
Nel Mare di Cortez il rapporto tra pescatori e leoni marini è diventato, negli ultimi decenni, sempre più conflittuale. I protagonisti sono soprattutto i leoni marini della California, che frequentano le stesse aree di pesca commerciale e artigianale. Attratti da reti, esche e catture facili, questi animali imparano rapidamente a sottrarre pesce dalle attrezzature dei pescatori, danneggiando le reti e riducendo il pescato. Per molti pescatori locali questo comportamento viene percepito come una perdita economica diretta, e in alcune zone ha portato a tensioni, persecuzioni e mortalità accidentali degli animali. Il conflitto nasce da una sovrapposizione di interessi nello stesso ecosistema: da un lato una specie altamente adattabile e intelligente, il leone marino della California, dall’altro comunità costiere che dipendono dalla pesca per la propria sussistenza. In un mare sempre più sfruttato, lo spazio ecologico si restringe e le interazioni diventano inevitabilmente più frequenti e problematiche.

Foto: Rescate de Lobos Marinos
In questo contesto opera Rescate de Lobos Marinos un’iniziativa di conservazione e risposta agli animali in difficoltà lungo la costa della Baja California. Il progetto si occupa soprattutto di soccorrere, riabilitare e liberare leoni marini feriti, spesso vittime di attrezzi da pesca, reti abbandonate o catture accidentali. Parallelamente lavora con le comunità locali per ridurre il conflitto, promuovendo pratiche di pesca più sostenibili e sensibilizzando i pescatori sull’importanza ecologica dei leoni marini. Il loro intervento non si limita alla cura degli animali, ma cerca di ricostruire un equilibrio possibile tra attività umane e fauna selvatica. In un ambiente come il Mare di Cortez, uno degli hotspot di biodiversità marina più importanti al mondo, la convivenza tra uomini e predatori marini diventa una sfida cruciale per il futuro dell’ecosistema.
Educare alla bellezza e alla fragilità
Per tutti gli anni ’60 Bahía de los Ángeles è stata considerata la capitale messicana della caccia alle tartarughe marine: nel 1962 il prelievo diretto ammontava a 180 tonnellate e nel 1967 a 140 tonnellate. Tuttavia, dal 1974 le catture scesero vertiginosamente fino ad arrivare a sole 20 tonnellate nel 1981, segno che le varie specie che frequentavano la regione stavano velocemente scomparendo a causa del sovrasfruttamento. Secondo un report dell'Arizona University, il primo paese d’origine del traffico illegale sarebbe il Vietnam, mentre i principali paesi destinatari dei prodotti ricavati dalle tartarughe marine sono Cina e Giappone. A questo, negli anni, si sono sommati gli effetti dei cambiamenti climatici: a partire dagli eventi estremi e l’innalzamento del livello del mare - che distruggono i nidi o cancellano le spiagge dove le tartarughe tornano a deporre - fino all’eccessiva temperatura della sabbia che incide, come accade per tutti i rettili, sul sesso del nascituro.

Foto: Erika Santacruz Lopez
Secondo svariate ricerche effettuate sulle tartarughe marine, pochi esemplari sopravvivono all’età adulta, con stime che vanno da 1 su 1.000 a 1 su 10.000. Da qui l’importanza del divieto impartito dal governo messicano, e in vigore dal 1990, di cacciare tartarughe marine e raccoglierne uova. Un divieto che, purtroppo, viene spesso e volentieri ignorato. Da qui, la convinzione che l’educazione sia la chiave di volta. Ne è sicura Erika Santacruz Lopez, una biologa marina che si è trasferita dalla Spagna in Messico per studiare questi animali, in particolare la tartaruga verde (Chelonia mydas), e ha investito tempo e risorse lavorando con le comunità locali. Il fulcro del lavoro di Lopez sono i bambini che coinvolge attivamente nella ricerca, protezione e, qualora fosse necessario a causa dell’arrivo di un uragano, nel prelievo delle uova di tartaruga affinché possano schiudersi in un ambiente sicuro. La liberazione dei piccoli viene organizzata, di volta in volta, come un’attività a cui possono partecipare tutti i membri della comunità per insegnare loro il valore e la bellezza delle tartarughe marine.
Uno degli elementi più interessanti del progetto è la nascita del Grupo Tortuguero Bahía de los Ángeles (GTBLA), attivo dal 2012 e coordinato proprio da Erika Santacruz López. Il gruppo coinvolge residenti, pescatori, donne della comunità, studenti e volontari nelle attività di monitoraggio costiero, pulizia delle spiagge, raccolta dati e sorveglianza dei siti di nidificazione. Inoltre, secondo uno studio pubblicato su Maritime Studies, Santacruz López ha introdotto un approccio innovativo anche dal punto di vista sociale: nel 2017 ha formato un gruppo di donne della comunità per il monitoraggio terrestre delle tartarughe, valorizzando il fatto che fossero già quotidianamente presenti lungo spiagge e coste. Questo ha trasformato il progetto in un’esperienza di conservazione partecipata e di empowerment locale.

Golfo di California, Messico 2022

Negli ultimi 40 anni il Mare di Cortez, conosciuto come l’acquario del mondo per la sua strabiliante biodiversità marina, è stato preso d’assalto. Complice della mattanza è il governo messicano che, negli anni ‘90, ha elargito un numero eccessivo di permessi di cattura attirando pescherecci da tutto il paese. A rimetterci sono state soprattutto le 48 specie di squalo che vivono nelle sue acque le cui carni soddisfano la domanda interna mentre le pinne vengono vendute illegalmente a peso d’oro in Asia. La situazione è così grave che lo squalo martello comune (Sphyrna lewini), che fino al 2000 attirava turisti subacquei da tutto il mondo garantendo guadagni facili alla popolazione locale, è oggi così raro da essere considerato ecologicamente estinto nel Golfo della California.

Foto: Pelagios Kakunja

Cabo Pulmo - Baja California, Messico 2022

Centinaia di carangidi obesi (Caranx sexfasciatus) nuotano in circolo, lenti ed eleganti, formando un tornado di circa 40 metri di altezza. Le acque del Mare di Cortez sono ricche di nutrienti che, grazie alle correnti ascensionali e alle miscelazioni tidali, vengono portati in superficie e alimentano il fitoplancton alla base della catena alimentare oceanica. Questo fa del Golfo della California uno dei luoghi più ricchi di biodiversità del Pianeta dove è possibile assistere a fenomeni come il tornado di pesci della famiglia dei carangidi. Nonostante sia un luogo ancora ampiamente sovrasfruttato, l’istituzione di aree marine protette come quella di Cabo Pulmo sta favorendo il ripristino degli stock ittici decimati dalla pesca intensiva dimostrando alle popolazioni locali che l’ecoturismo è un’alternativa in grado di offrire benefici all’ambiente generando al contempo opportunità economiche di lungo termine. 

Foto di Davide Agati per WANE – WE Are Nature Expedition

La foto fa parte di The Wild Line, la mostra fotografica di Davide Agati che racconta alcune delle storie raccolte in 22 mesi di reportage sul campo viaggiando dall’Alaska all’Argentina.