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Sierra

Il sistema andino dell’Ecuador, comunemente chiamato Sierra ecuadoriana, si estende da nord a sud per circa 600 km e costituisce la spina dorsale geografica del Paese. È formato da due grandi catene montuose parallele, la Cordigliera Occidentale e la Cordigliera Orientale, separate da una serie di altipiani e valli interandine, e ospita il vulcano Chimborazo (6.263 m) e il Cotopaxi (5.897 m). Nel suo insieme rappresenta quindi un mosaico di montagne, vulcani, foreste e praterie d’alta quota che sostiene gran parte della popolazione e dell’economia ecuadoriana. Allo stesso tempo è un territorio vulnerabile ai cambiamenti climatici: il ritiro dei ghiacciai andini, la pressione agricola, l’espansione urbana e l’attività mineraria minacciano ecosistemi che svolgono un ruolo essenziale nella regolazione dell’acqua e nella conservazione della biodiversità.

La crisi climatica minaccia il Paramo andino
Il Páramo è l'ecosistema simbolo delle alte quote andine (tra circa 3.000 e 4.800 metri) ed è composto da praterie d'alta montagna, arbusti e piante adattate al freddo e ai forti venti. E’ uno degli ecosistemi più sensibili al cambiamento climatico e, allo stesso tempo, uno dei più importanti per la sicurezza idrica del Paese. Le sue praterie d’alta quota, infatti, funzionano come una “spugna” naturale, regolando il flusso dell’acqua verso valli, città e sistemi agricoli della Sierra.
Il páramo trattiene acqua da pioggia, nebbia e ghiacciai, rilasciandola lentamente. Con il riscaldamento globale diminuisce la ritenzione idrica del suolo, aumentano i periodi di siccità alternati a piogge intense, si riduce la stabilità dei flussi verso le città e le zone agricole. Questo ha un impatto diretto su città come Quito, che dipende in larga parte dall’acqua proveniente da questi ecosistemi.
L’aumento delle temperature sta spingendo gli ecosistemi verso quote sempre più elevate con impatti sulle specie tipiche del páramo che sono adattate al freddo e hanno pochi margini di spostamento. Questo provoca perdita di biodiversità e frammentazione degli habitat.
Il Cotopaxi nell’era del riscaldamento globale
Come confermano immagini aeree, rilevazioni storiche e osservazioni satellitari, vulcani come il Cotopaxi hanno perso gran parte della loro copertura glaciale negli ultimi decenni. In particolare, il ghiacciaio del Cotopaxi sta arretrando in modo continuo e sempre più rapido. Nel corso del XX secolo ha già perso una parte significativa della sua estensione, segnando l’inizio di un cambiamento profondo nel paesaggio glaciale andino.
Tra gli anni Settanta e il 2010, questa tendenza si è consolidata in una riduzione costante della superficie e della continuità del ghiaccio, che ha progressivamente perso compattezza e volume. Anche nelle osservazioni più recenti, tra il 2015 e il 2021, i dati satellitari confermano lo stesso andamento: il ghiacciaio continua a diminuire sia in estensione sia in spessore. Questo riduce ulteriormente le riserve idriche naturali e altera i cicli stagionali dell’acqua.
Temperature più elevate e periodi più secchi aumentano la frequenza degli incendi, spesso aggravati dall’attività umana. Il páramo, una volta bruciato, si rigenera lentamente e può essere sostituito da vegetazione meno efficiente nella regolazione dell’acqua.
Impatto sulle comunità locali
Le comunità Kichwa andine dell’Ecuador sono tra i principali popoli indigeni delle Ande centrali e settentrionali, presenti soprattutto nelle province di Imbabura, Pichincha, Cotopaxi, Chimborazo e Tungurahua. La loro vita dipende strettamente dal páramo, ecosistema fondamentale per l’approvvigionamento idrico e per le attività agricole e di allevamento. Mantengono sistemi agricoli tradizionali come la chakra, un modello policolturale che combina mais, patate, legumi e piante medicinali, strettamente legato ai cicli climatici andini. Tuttavia, la crescente instabilità climatica e la riduzione delle risorse idriche stanno aumentando la vulnerabilità economica e sociale delle comunità rurali Kichwa.
Le comunità Kichwa andine dell’Ecuador hanno, inoltre, una tradizione tessile profondamente radicata nella vita quotidiana e nell’identità culturale. Queste tradizioni sono esposte a diversi rischi indiretti ma concreti. Innanzitutto, i cambiamenti climatici nelle Ande influenzano la disponibilità delle materie prime naturali, come lana di pecora e fibre vegetali, attraverso l’alterazione dei sistemi di allevamento e delle condizioni del páramo. Inoltre, la crescente instabilità climatica incide sull’agricoltura familiare, che spesso sostiene le economie domestiche e permette di mantenere le attività artigianali. Un altro impatto importante è di tipo socio-economico: la riduzione della redditività delle attività agricole e artigianali tradizionali spinge molte famiglie verso la migrazione o verso lavori meno legati alla cultura tessile, mettendo a rischio la trasmissione intergenerazionale delle tecniche e dei significati simbolici.

Il ritorno della Vigogna - Cotopaxi, Ecuador 2023

Nelle alte terre dell’Ecuador, attorno al vulcano Chimborazo, la vigogna è tornata a popolare paesaggi da cui era scomparsa. A partire dagli anni ’80, il Paese ha avviato un progetto di reintroduzione nell’ambito di un accordo tra Stati andini per la conservazione della specie. Gli animali, riportati e reintrodotti nel loro habitat d’alta quota, hanno trovato nel páramo condizioni adatte alla sopravvivenza e alla riproduzione. Col tempo, la popolazione è cresciuta fino a contare circa 6000-7000 esemplari nella Reserva de Producción de Fauna Chimborazo. Il progetto non ha avuto solo un valore ecologico, ma anche sociale: alcune comunità locali sono state coinvolte nella gestione e nella protezione della specie, sviluppando forme di economia sostenibile legate alla sua presenza. In questo modo, la vigogna è diventata il simbolo di un possibile equilibrio tra conservazione della natura e vita umana nelle Ande.

Foto di Davide Agati per WANE – We Are Nature Expedition

Il bambino e il lama - Laguna Quilotoa, Ecuador 2023

I lama sono stati addomesticati nelle Ande migliaia di anni fa e, insieme agli alpaca, hanno rappresentato una risorsa fondamentale per le economie di sussistenza andine. Nelle comunità Kichwa dell’Ecuador (soprattutto nelle province montane), i lama sono stati storicamente utilizzati come animali da soma, capaci di trasportare carichi lungo i sentieri ad alta quota dove i mezzi moderni arrivano con difficoltà. La loro lana, meno fine di quella dell’alpaca ma comunque utilizzabile, veniva impiegata per tessuti e corde, mentre la carne poteva costituire una fonte alimentare in contesti di scarsità. Ma il rapporto con questi animali non è solo economico. Nella visione andina tradizionale, gli animali fanno parte di una rete di relazioni con la terra, la pachamama, e con i cicli naturali. Oggi, però, questo rapporto sta cambiando: la modernizzazione dell’agricoltura e la riduzione delle attività pastorali tradizionali hanno ridotto in molte aree l’uso del lama come animale da lavoro. Allo stesso tempo, la crisi climatica sta alterando gli ecosistemi d’alta quota: il riscaldamento globale modifica la vegetazione del páramo e la disponibilità di pascoli, influenzando indirettamente anche l’allevamento di questi animali.

Foto di Davide Agati per WANE – We Are Nature Expedition

Il mercato - Otavalo, Ecuador 2023

La globalizzazione e la produzione industriale a basso costo accentuano la fragilità del settore artigianale Kichwa, rendendo più difficile per le comunità mantenere pratiche tessili sostenibili sia dal punto di vista economico sia culturale. In questo contesto, la crisi climatica si somma a pressioni economiche e ambientali che minacciano la continuità di una delle espressioni più identitarie della cultura andina: la tessitura. Praticata soprattutto dalle donne, questa vera e propria forma d’arte si basa su tecniche antiche, come l’uso del telaio a cintura, per creare tessuti destinati a abiti tradizionali, borse, cinture e oggetti rituali. I motivi geometrici e i colori non sono solo decorativi: spesso rappresentano elementi del territorio, cicli agricoli, identità comunitaria e relazioni con la natura.

Foto di Davide Agati per WANE – We Are Nature Expedition