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Monteverde

Situata nella Cordigliera di Tilarán, tra 1.200 e 1.800 metri di altitudine, Monteverde Cloud Forest Reserve ospita una delle foreste nebulose più ricche di biodiversità al mondo. Grazie alla costante presenza di nebbia, la foresta agisce come una “spugna atmosferica”, catturando l’acqua dalle nuvole e contribuendo alla regolazione del ciclo idrico. Qui vivono centinaia di specie di orchidee, uccelli e mammiferi, tra cui il quetzal splendente e il tapiro di Baird. Oggi, però, il cambiamento climatico sta alterando il regime delle nuvole e gli equilibri ecologici della foresta, contribuendo anche alla scomparsa di molte specie specializzate. Uno dei casi più noti è la scomparsa del rospo dorato (Incilius periglenes), specie endemica di Monteverde, estinta dopo il collasso delle popolazioni negli anni Ottanta e collegata a cambiamenti climatici e diffusione di patogeni.

Il fantasma delle foreste
L’oncilla (Leopardus tigrinus), conosciuta anche come tigrillo, è uno dei felini selvatici più piccoli e misteriosi delle Americhe. Appartiene allo stesso gruppo evolutivo di ocelot e margay, anche se rispetto a loro appare più minuta, leggera e sfuggente: un adulto, infatti, pesa appena tra 1,5 e 3 Kg e vive prevalentemente nelle foreste tropicali e nebulose dell’America Centrale e del Sud. Il mantello, dorato e punteggiato di rosette scure, gli permette di confondersi perfettamente nella vegetazione fitta delle foreste montane. Per molto tempo l’oncilla è rimasta quasi invisibile anche alla ricerca scientifica e, ancora oggi, si conosce relativamente poco del suo comportamento, della sua ecologia e delle dimensioni reali delle popolazioni selvatiche. Ad occuparsene sono ricercatori come José Daniel Ramírez Fernández, di Big Cat Rescue.
Quando l’abbiamo incontrato, nella sede del Toucan Rescue Ranch - centro di recupero della fauna selvatica - ci ha spiegato come dal punto di vista della conservazione, la specie è classificata come Vulnerabile nella Lista Rossa della IUCN. Le principali minacce sono la distruzione e la frammentazione delle foreste tropicali, l’espansione agricola, l’apertura di strade e, storicamente, la caccia per il commercio delle pellicce. È inoltre inserita nell’Appendice I della CITES, il massimo livello di protezione internazionale contro il commercio illegale di fauna selvatica. In Costa Rica la situazione è ancora più delicata. Qui vive la popolazione centroamericana di oncilla, considerata una delle più rare e minacciate di tutta la Mesoamerica. Studi recenti suggeriscono che gli individui delle foreste nebulose di Costa Rica e Panama appartengano al gruppo Leopardus pardinoides oncilla, associato soprattutto agli ecosistemi montani umidi.
Nel Paese la specie è ufficialmente classificata “in pericolo di estinzione” dalle autorità ambientali nazionali. Le popolazioni conosciute sopravvivono soprattutto nelle foreste nebulose della Cordillera de Talamanca, di Monteverde e di alcune aree montane centrali, habitat estremamente sensibili alla frammentazione forestale e ai cambiamenti climatici. Proprio il Costa Rica è diventato negli ultimi anni uno dei centri più importanti per la ricerca sull’oncilla. Progetti di monitoraggio con fototrappole e analisi genetiche stanno cercando di comprendere meglio distribuzione, uso dell’habitat e dimensioni delle popolazioni. Uno studio pubblicato nel 2024 ha definito l’oncilla centroamericana come “il felino selvatico più raro e minacciato della Mesoamerica”. La rarità dell’animale contribuisce quasi a trasformarlo in una presenza leggendaria. In alcune foreste nebulose costaricane sono stati osservati perfino individui melanici, completamente neri, un fenomeno eccezionale documentato scientificamente per la prima volta a Monteverde nel 2021.
I bradipi del Costa Rica sotto pressione
In Costa Rica i bradipi sono diventati uno dei simboli della biodiversità tropicale, ma dietro la loro immagine iconica si nasconde una situazione sempre più fragile. Le principali minacce che affrontano oggi sono quasi tutte legate alle trasformazioni del territorio operate dall’uomo. La più grave è la perdita e frammentazione dell’habitat. I bradipi dipendono infatti dalla continuità della copertura forestale: si muovono lentamente e quasi esclusivamente attraverso le chiome degli alberi. Quando le foreste vengono tagliate per fare spazio a strade, resort turistici, coltivazioni o aree urbane, gli animali restano isolati in piccoli frammenti di habitat. Questo limita gli spostamenti, riduce la disponibilità di cibo e aumenta il rischio di consanguineità genetica.
Proprio la frammentazione forestale espone i bradipi a una seconda minaccia enorme in Costa Rica: le elettrocuzioni sui cavi elettrici. Per attraversare aree disboscate, molti individui sono costretti a utilizzare i cavi aerei come se fossero rami. Il problema è particolarmente grave nelle zone turistiche e costiere, dove urbanizzazione e infrastrutture si sono espanse rapidamente. Secondo la Sloth Conservation Foundation, in Costa Rica si verificano oltre 3.000 elettrocuzioni di fauna arboricola ogni anno, e più della metà degli animali colpiti sarebbero proprio bradipi. Il tasso di mortalità dopo un’elettrocuzione può raggiungere circa il 70%. Le elettrocuzioni sono oggi una delle principali cause di ricovero nei centri di recupero fauna del Paese. Veterinari e ricercatori documentano frequentemente ustioni gravissime, amputazioni e danni neurologici permanenti negli animali sopravvissuti.
Un’altra minaccia crescente è rappresentata dagli investimenti stradali. L’espansione della rete viaria costaricana, una delle più dense dell’America Centrale, aumenta il numero di collisioni con la fauna selvatica. Studi di road ecology in Costa Rica mostrano che i mammiferi arboricoli, compresi i bradipi, sono tra le specie più vulnerabili nelle aree dove le strade interrompono i corridoi biologici. A queste pressioni si aggiungono: incendi e degradazione forestale, attacchi di cani domestici, turismo non regolamentato, cambiamenti climatici, che alterano temperatura e disponibilità di habitat umidi tropicali. Per contrastare il problema, negli ultimi anni il Costa Rica ha sviluppato diversi progetti di conservazione: isolamento dei cavi elettrici, ponti sospesi per fauna arboricola, corridoi biologici e programmi di recupero e rilascio. In molte aree del Paese, la tutela dei bradipi è diventata un simbolo concreto della sfida più ampia tra sviluppo umano e conservazione della biodiversità tropicale.

Quetzal splendente - Curi Cancha, Costa Rica 2023

Nel bosco nebuloso di Monteverde, in Costa Rica, vive il Quetzal splendente (Pharomachrus mocinno), un uccello della famiglia dei Trogonidae. A causa della deforestazione, i grandi alberi secolari in cui nidifica stanno scomparendo, minacciando la sopravvivenza di questa specie venerata dai Maya e dagli Aztechi. Fortunatamente, negli ultimi anni, alcuni progetti di riforestazione stanno contribuendo a salvare l’ecosistema da cui dipendono sia il Quetzal che molte altre specie.

Foto di Davide Agati per WANE – We Are Nature Expedition

La foto fa parte di The Wild Line, la mostra fotografica di Davide Agati che racconta alcune delle storie raccolte in 22 mesi di reportage sul campo viaggiando dall’Alaska all’Argentina.

Oncilla - Costa Rica 2023

Tra gli anni ’60 e ’80, l’oncilla era una delle specie di piccoli felini più cacciate del Sud America per il commercio delle pellicce. Secondo dati riportati dalla letteratura conservazionistica internazionale, insieme a ocelot e margay rientrava tra i felini tropicali maggiormente sfruttati dal mercato della moda. Oggi il traffico globale dell’oncilla è meno legato alle pellicce rispetto al passato, ma persistono: commercio illegale locale di pelli, cattura per il mercato degli animali esotici, cattura e detenzione locale per farne un animale domestico, persecuzione legata alla predazione di pollame, frammentazione dell’habitat dovuta all’espansione agricola, investimenti stradali.

Foto di Davide Agati per WANE – We Are Nature Expedition

Bradipi in pericolo - Costa Rica 2023

Il Toucan Rescue Ranch è uno dei principali centri di recupero fauna selvatica del Costa Rica e svolge un ruolo chiave nella cura e conservazione dei bradipi. Nato nel 2004 come centro dedicato ai tucani, ha iniziato a specializzarsi nei bradipi nel 2007, dopo l’arrivo di “Millie”, un cucciolo orfano. Oggi collabora con il Ministero dell’Ambiente costaricano (MINAE) e accoglie animali feriti, orfani o vittime di elettrocuzioni, incidenti stradali, attacchi di cani, traffico illegale e perdita dell’habitat. Il centro si occupa di soccorso, cure veterinarie, riabilitazione, crescita dei cuccioli orfani e reintroduzione in natura. Nel tempo è diventato anche un riferimento internazionale per la medicina veterinaria della fauna tropicale, grazie a una clinica specializzata nel trattamento di ustioni, fratture e traumi gravi. In foto, un bradipo didattilo di Hoffmann (Choloepus hoffmanni). 

Foto di Davide Agati per WANE – We Are Nature Expedition