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Tapir Valley

La Tapir Valley Nature Reserve nasce nel 2010 su iniziativa di alcuni membri della comunità locale preoccupati per l’avanzare progressivo dei terreni agricoli e dei pascoli, progressivamente degradati e frammentati rispetto alla foresta primaria circostante. L’idea alla base era restituire spazio alla foresta tropicale e ricreare habitat funzionali per la fauna locale. Oggi la riserva è un piccolo ma ricchissimo corridoio ecologico situato nel nord-ovest del Costa Rica, ai piedi del Vulcano Tenorio, in una zona di transizione tra foresta pluviale e foresta montana. Questa posizione genera una grande varietà di microhabitat (zone umide, stagni e foreste in diversi stadi di rigenerazione) che favoriscono un’elevata biodiversità. Oltre a facilitare gli spostamenti della fauna e la continuità degli ecosistemi, la riserva ospita specie emblematiche come il tapiro di Baird, insieme ad una ricca comunità di anfibi, rettili, uccelli e insetti legati agli ambienti umidi. Inoltre, alcune aree sono in fase di rinaturalizzazione, rendendola un vero laboratorio di rigenerazione della foresta tropicale.

Il canto di TLALOC
Una delle caratteristiche più affascinanti della biodiversità è che, ad oggi, non sappiamo esattamente quante specie esistono sul Pianeta: ne abbiamo catalogate quasi 2 milioni ma si pensa che ne esistano centinaia di milioni, se non addirittura miliardi qualora considerassimo anche i batteri. Nuove specie vengono scoperte ogni giorno. Una di queste è venuta alla luce proprio nella Tapir Valley: Tlalochoya celeste, una rana arboricola grande circa 2 cm, di colore verde brillante con marcature dorsali e strisce laterali chiare, il ventre parzialmente trasparente e macchie rossastre nel pattern dorsale.
La sua storia inizia nel 2016 quando Donald Varela-Soto, guardiaparco e naturalista amatoriale, tra i fondatori della Riserva, udì un suono strano durante una delle sue passeggiate notturne. Dopo essersi guardato attorno, notò un piccolo anfibio, poggiato su una foglia, che emetteva un canto diverso da quello delle altre rane presenti nell’area. Per circa sei anni osservò e ascoltò attentamente quella popolazione, convinto che potesse trattarsi di una specie non ancora descritta. Tuttavia, nessun accademico gli dava retta perché era solo “un guardiaparco senza nessun titolo formale”.
Con il supporto di un team di erpetologi e ricercatori internazionali, tra cui Juan G. Abarca, Esteban Brenes-Mora, Valeria Aspinall, Twan Leenders e altri studiosi, furono prelevati alcuni esemplari e raccolti dati morfologici, acustici e genetici. Le analisi confermarono che si trattava effettivamente di una nuova specie del genere Tlalocohyla, formalmente descritta in una pubblicazione scientifica su Zootaxa nell’agosto 2022. Il nome, scelto dalle figlie di Donald, fa riferimento alla colorazione blu-azzurra del Río Celeste, il fiume che scorre nei pressi della riserva (celeste), e a Tlaloc, divinità protettrice degli anfibi.
Il giardiniere dei boschi
Al mondo esistono solo quattro specie appartenenti al genere Tapirus, l’unico della famiglia Tapiridae: il Tapiro del Sud America (Tapirus terrestris), il Tapiro delle Ande (Tapirus pinchaque), il Tapiro della Malesia (Tapirus indicus) e quello che prende il nome dal naturalista americano Spencer Fullerton Baird che, per primo, osservò questo animale in Messico nel 1843. Il tapiro di Baird vive nelle foreste pluviali, in quelle montane e decidue, nelle praterie allagate e nelle zone paludose. Può crescere fino a un metro e mezzo e da adulto superare i 280 kg di peso. Il suo muso è caratterizzato da una lunga proboscide che svolge svariate funzioni, tra cui quella di permettergli di respirare in superficie quando nuota. Secondo le stime, i tapiri di Baird rimasti in natura sono meno di 5.500, con popolazioni in declino in Messico (circa 1.500 individui), Guatemala (<1.000), Honduras (<500), Nicaragua (<500), Repubblica di Panama (<1.000), Colombia (250) e Costa Rica.
In Costa Rica è stimata la presenza di meno di 1500 esemplari di cui 6 o 7 vivono stabilmente o frequentano la Tapir Valley. Il Tapiro di Baird è classificato come minacciato di estinzione nella lista rossa dell’Unione Internazionale per la Conservazione della Natura (IUCN). Le cause principali sono chiaramente le attività umane, in particolare: il bracconaggio, la costruzione di infrastrutture, la monocoltura di ananas, banano, riso e palma da zucchero, e l’allevamento di bestiame che continuano a provocare la frammentazione e la perdita di habitat di questa e moltissime altre specie. Si stima che negli ultimi 30 anni, la distribuzione del tapiro di Baird sia stata ridotta di circa il 50% e il trend non sembra migliorare.
Eppure, questa specie svolge un ruolo fondamentale negli ecosistemi neotropicali, tanto da essere definito il “giardiniere della foresta”. Nutrendo­si di oltre 200 specie vegetali, disperde semi e nutrienti attraverso le feci, contribuendo alla rigenerazione e alla salute delle foreste tropicali. La sua presenza è particolarmente importante anche nella lotta alla crisi climatica, perché la perdita del tapiro potrebbe compromettere l’equilibrio delle grandi foreste centroamericane, essenziali come riserve di carbonio. Tra le sue relazioni ecologiche più particolari c’è quella con Parmentiera valerii, raro albero endemico del Costa Rica. I suoi frutti, molto duri, possono essere aperti quasi esclusivamente dal tapiro, che li raggiunge usando la sua corta proboscide. I semi vengono poi dispersi dall’animale e spesso riescono persino a germogliare direttamente nelle sue feci.

Per approfondire, leggi "Il giardiniere della Costa Rica" di Valeria Barbi con le foto di Davide Agati, sul numero 4 del 2023 dell'edizione cartacea di La Rivista della Natura, oppure leggi l'articolo online.

Il canto del Rio Celeste - Tapir Valley, Costarica 2023

Il 40% degli anfibi a livello mondiale è in via di estinzione. Non fa eccezione Tlalocohyla celeste, la cui sopravvivenza, viste le ridotte dimensioni del suo habitat minacciato dalla crisi climatica, è appesa ad un filo. Per questo è fondamentale la sopravvivenza di aree protette come la Tapir Valley Nature Reserve, istituita su iniziativa della comunità di Bijagua per contenere le attività di deforestazione. La specie, infatti, è particolarmente importante perché è stata identificata in un’area relativamente ristretta della riserva e rappresenta un esempio significativo di come la rinaturalizzazione di ex pascoli trasformati in foresta secondaria possa favorire la scoperta e il ritorno della biodiversità.

Foto di Davide Agati per WANE – We Are Nature Expedition

La foto fa parte di The Wild Line, la mostra fotografica di Davide Agati che racconta alcune delle storie raccolte in 22 mesi di reportage sul campo viaggiando dall’Alaska all’Argentina.

E’ tutto interconnesso - Tapir Valley, Costa Rica 2023

In Costa Rica si deforesta per far spazio ad agricoltura e allevamento estensivo. A farla da padroni, come in gran parte del Centro e Sud America, sono i grandi proprietari terrieri che hanno interessi nel narcotraffico. Nasce così la narcoganaderia: i trafficanti disboscano illegalmente grandi aree, spesso protette e abitate da popolazioni indigene, per dedicarle all’allevamento, attività che funge da meccanismo per il riciclaggio di denaro, il contrabbando di droga e il controllo del territorio. La carne finisce nei supermercati degli Stati Uniti, spesso anche dell’Europa. Cuoio e pellami vengono comprati anche dall’Italia dove soddisfano la domanda dell’industria del lusso e dell’automotive. A farne le spese sono specie come lo Jicaro Danto (Parmentera valerii), gravemente minacciato di estinzione.

Foto di Davide Agati per WANE – We Are Nature Expedition

La foto fa parte di The Wild Line, la mostra fotografica di Davide Agati che racconta alcune delle storie raccolte in 22 mesi di reportage sul campo viaggiando dall’Alaska all’Argentina.