© We Are Nature Expedition 2025

Tutti i diritti riservati

Punta Allen

Al limitare di un lungo braccio di terra che si protende nel Mare dei Caraibi, nella penisola dello Yucatán, si trova un piccolo paesino abitato da circa 500 persone, per lo più pescatori dediti alla cattura stagionale dell’aragosta spinosa. Si tratta di Punta Allen, un luogo remoto e ricchissimo di biodiversità che fa parte della Riserva della Biosfera di Sian Ka’an, che in lingua maya significa “origine del cielo”, istituita nel 1986 ed eletta patrimonio mondiale dell’UNESCO nel 1987. Oggi, questo luogo paradisiaco è minacciato da un nemico che viene da lontano.

Il lungo viaggio della plastica
Secondo il Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente, ogni anno circa 20 milioni di tonnellate di rifiuti di plastica vengono riversate in laghi, fiumi o direttamente negli oceani. Non fanno eccezione le spiagge di questa riserva messicana invase da rifiuti di plastica provenienti per lo più da luoghi lontani migliaia di chilometri e trasportati poi qui dalla marea. Altri, invece, vengono scaricati al largo dalle navi da crociera. Il loro viaggio è stato tracciato alcuni anni fa con dei GPS installati sui cumuli galleggianti trovati in mare aperto e poi arenatisi qui.
Dal punto di vista sociale ed economico, la comunità di Punta Allen ha costruito negli anni un modello basato sulla conservazione ambientale e sulla gestione sostenibile delle risorse marine. Per questo l’inquinamento da plastica viene percepito come una minaccia diretta non solo alla biodiversità, ma anche alla stabilità economica e culturale locale, nonché al turismo che, seppur si tratti di una zona remota, potrebbe negli anni essere una risorsa da sfruttare in modo sostenibile. Qui, infatti, si trovano fitte foreste di mangrovie e una barriera corallina che fa parte del Sistema Arrecifal Mesoamericano, la seconda barriera corallina più grande del mondo dopo quella australiana. Un report di Amigos de Sian Ka'an evidenzia come nel 2025, la comunità locale abbia raccolto più di 1,4 tonnellate di plastica grazie anche al contributo attivo di svariati gruppi di donne, un dettaglio non scontato in un paese in cui il ruolo della donna è spesso relegato ai margini.

Una spiaggia di plastica - Punta Allen, Messico 2022

Ogni anno produciamo circa 380 milioni di tonnellate di plastica, un elemento derivato da sostanze chimiche basate su combustibili fossili come il gas naturale, il petrolio greggio e il carbone. Circa l’80% dei rifiuti trovati sulle spiagge di tutto il mondo proviene da plastica monouso. A Punta Allen, nella Riserva della Biosfera di Sian Ka’an dichiarata patrimonio dell’umanità dell’UNESCO nel 1987, l’inquinamento da plastica sta devastando la costa e le correnti marine ne trasportano ogni giorno di più.

Foto di Davide Agati per WANE – We Are Nature Expedition

La foto fa parte di The Wild Line, la mostra fotografica di Davide Agati che racconta alcune delle storie raccolte in 22 mesi di reportage sul campo viaggiando dall’Alaska all’Argentina.

Una vita di plasitica? - Punta Allen, Messico 2022

Secondo diverse ricerche, oltre il 90% delle specie di uccelli marini ha ormai ingerito plastica almeno una volta nella vita, e il problema è in aumento con la diffusione delle microplastiche negli oceani. Molti uccelli marini scambiano frammenti plastici e microplastiche per cibo, ingerendoli accidentalmente durante l’alimentazione. Questi materiali possono accumularsi nello stomaco causando falsa sazietà, malnutrizione e gravi problemi intestinali, con conseguenze particolarmente critiche per i pulcini, la cui crescita e sopravvivenza risultano compromesse.

Oltre all’ingestione, numerosi individui rimangono intrappolati in reti da pesca abbandonate, fili e altri rifiuti plastici, riportando ferite, infezioni o morendo per annegamento. La plastica agisce inoltre come veicolo di sostanze tossiche presenti nel mare, che una volta ingerite si accumulano nei tessuti degli animali alterando metabolismo, sistema immunitario e capacità riproduttive. Anche il comportamento degli uccelli può essere modificato: la ridotta efficienza digestiva e l’aumento dello stress fisiologico compromettono migrazioni e successo riproduttivo. A tutto questo si aggiunge il danno più ampio agli ecosistemi marini, dove la plastica altera habitat e catene alimentari, riducendo la disponibilità di risorse da cui dipendono molte specie di uccelli marini.

Foto di Davide Agati per WANE – We Are Nature Expedition