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Corridoio Yellowstone to Yukon

Lo Yellowstone to Yukon (Y2Y) è un corridoio ecologico lungo oltre 3.200 chilometri che collega gli ecosistemi delle Montagne Rocciose dal Wyoming, negli Stati Uniti, fino al territorio dello Yukon, nel Canada nord-occidentale. Dal punto di vista geografico, copre circa 1,3 milioni di chilometri quadrati, un’area più vasta di molti stati europei messi insieme, e include alcuni degli ecosistemi montani più complessi del pianeta: foreste temperate pluviali nella Columbia Britannica, praterie alpine, vallate glaciali, fiumi salmonicoli, foreste di conifere subalpine e tundre settentrionali. Le variazioni altitudinali sono enormi: dalle pianure montane del Montana ai ghiacciai delle Canadian Rockies fino alle regioni artiche dello Yukon.

Unire per proteggere
L’idea del corridoio nasce nei primi anni Novanta da un gruppo di biologi della conservazione e studiosi delle grandi migrazioni animali. La loro intuizione era semplice ma rivoluzionaria: proteggere singole aree naturali non basta se gli animali non possono muoversi tra esse. Le specie più grandi e mobili hanno bisogno di territori immensi per cacciare, riprodursi e adattarsi ai cambiamenti climatici. Un orso grizzly maschio può utilizzare aree superiori ai 2.000 chilometri quadrati; un lupo percorre centinaia di chilometri durante la dispersione; i caribù migrano lungo rotte ancestrali che attraversano intere regioni montane. Quando strade, città, miniere o recinzioni interrompono questi movimenti, le popolazioni si frammentano geneticamente e diventano più vulnerabili all’estinzione.
Y2Y consente una rete di connessioni ecologiche in cui convivono parchi nazionali, foreste demaniali, terre indigene, ranch privati, aree protette provinciali e territori gestiti da comunità locali e in cui trovano spazio grandi carnivori come l’orso grizzly, il lupo grigio, il puma e la lince canadese, così come alci, wapiti, bisonti, capre di montagna, pecore delle Montagne Rocciose e numerose specie di rapaci. Molte di queste popolazioni rappresentano gli ultimi nuclei ancora relativamente connessi dell’America settentrionale occidentale. L’obiettivo è mantenere o ripristinare la permeabilità del paesaggio affinché la fauna possa continuare a muoversi liberamente.
Una rivoluzione per la genetica della conservazione
Y2Y consente una rete di connessioni ecologiche in cui convivono parchi nazionali, foreste demaniali, terre indigene, ranch privati, aree protette provinciali e territori gestiti da comunità locali e in cui trovano spazio grandi carnivori come l’orso grizzly, il lupo grigio, il puma e la lince canadese, così come alci, wapiti, bisonti, capre di montagna, pecore delle Montagne Rocciose e numerose specie di rapaci. Molte di queste popolazioni rappresentano gli ultimi nuclei ancora relativamente connessi dell’America settentrionale occidentale. L’obiettivo è mantenere o ripristinare la permeabilità del paesaggio affinché la fauna possa continuare a muoversi liberamente.
Gli scienziati hanno dimostrato che la connettività tra habitat riduce l’isolamento genetico delle popolazioni animali. Senza queste connessioni, gli animali rimarrebbero confinati in “isole ecologiche”, con un progressivo impoverimento genetico. Inoltre, con l’aumento delle temperature molte specie stanno modificando il proprio areale spostandosi verso quote più elevate o latitudini più settentrionali. In un paesaggio frammentato questo adattamento diventa impossibile. Y2Y funziona quindi anche come una grande infrastruttura climatica naturale: un sistema che permette agli ecosistemi di migrare insieme al clima.
Riconnettere la natura in un mondo frammentato
Per decenni le strade sono state considerate semplici opere di collegamento umano: strumenti di sviluppo economico, commercio e mobilità. Solo negli ultimi quarant’anni gli ecologi hanno iniziato a comprenderne le conseguenze profonde sulla biodiversità. Oggi sappiamo che le reti stradali sono tra i principali fattori di frammentazione ecologica del pianeta e, ad occuparsene, è una vera e propria branca dell’ecologia: la ROAD ECOLOGY.
La road ecology nasce come disciplina scientifica tra la fine degli anni ’80 e l’inizio degli anni ’90, quando ecologi e biologi della conservazione iniziano a studiare in modo sistematico gli effetti delle infrastrutture stradali sugli ecosistemi. La sua formalizzazione internazionale avviene soprattutto dopo la pubblicazione, nel 2003, del volume Road Ecology: Science and Solutions, considerato il testo fondativo della disciplina celebrando l’incontro tra ecologia del paesaggio, ingegneria e biologia della conservazione. Il suo obiettivo non è eliminare le infrastrutture, ma renderle compatibili con il funzionamento degli ecosistemi. È una disciplina profondamente interdisciplinare: studia il comportamento animale, analizza dati GPS, monitora mortalità stradale, progetta attraversamenti faunistici e valuta l’efficacia delle mitigazioni.
Una strada per gli animali
Il progetto Y2Y ha promosso la costruzione di ecodotti e sottopassi faunistici, considerati oggi modelli internazionali di ingegneria ecologica. Nel Banff National Park, in Canada, oltre quaranta attraversamenti faunistici hanno ridotto drasticamente gli incidenti stradali con animali selvatici e consentito il passaggio sicuro di orsi, lupi, alci e cervi. Le fototrappole hanno documentato centinaia di migliaia di attraversamenti.

Binari nel cuore selvaggio delle Rockies - Banff National Park, Canada 2022

La Canadian Pacific Railway (CPR) è la principale linea ferroviaria che attraversa il Banff National Park. La sua costruzione, a fine ‘800, ha reso accessibili le montagne rocciose canadesi gettando le basi per la nascita del parco nazionale nel 1885. Oggi la linea ferroviaria attraversa il Bow Valley corridor e, insieme alla Trans-Canada Highway, è uno degli elementi più studiati dalla road ecology, perché influenza i movimenti di orsi grizzly, lupi, alci e altri grandi mammiferi. Quest’ultima, nelle aree più frequentate delle Banff National Park, registra un traffico veicolare che supera regolarmente i 24.000–25.000 veicoli al giorno durante l’alta stagione turistica.

Questi numeri spiegano perché la Trans-Canada Highway sia considerata una delle principali infrastrutture critiche per la road ecology nordamericana: l’elevato traffico aumenta frammentazione degli habitat, mortalità da collisione e disturbo alla fauna selvatica


Foto di Davide Agati per WANE – We Are Nature Expedition

Bow river - Banff National Park, Canada 2022

Dal punto di vista ecologico, i fiumi montani non trasportano solo acqua, ma fungono da veri e propri vettori di connettività per la fauna terrestre. La valle scavata dal Bow River offre un percorso a bassa quota che taglia le aspre vette delle Montagne Rocciose canadesi. Grandi predatori come l’orso grizzly, il lupo grigio e il puma utilizzano questa sponda fluviale per spostarsi, cacciare e trovare partner genetici. La visione di Y2Y è quella di collegare e proteggere un immenso corridoio biologico di 3.400 km che va dal Parco Nazionale di Yellowstone (USA) fino allo Yukon (Canada). In questa immensa rete di territori selvaggi, la Bow Valley è considerata uno dei “colli di bottiglia” più vulnerabili dell’intero continente. Il progetto non tutela solo i mammiferi. Y2Y monitora e promuove attivamente il ripristino della connettività idrica dei tributari del Bow River. Interventi come la rimozione di dighe obsolete (es. sul Forty Mile Creek) mirano a restituire l’habitat originario a specie ittiche native in pericolo, minacciate dal riscaldamento delle acque e dalle specie invasive.

Foto di Davide Agati per WANE – We Are Nature Expedition

Orso nero (Ursus americanus) - Banff National Park, Canada 2022

La Trans-Canada Highway (TCH) e la ferrovia Canadian Pacific Kansas City attraversano i parchi nazionali delle Rockies canadesi, influenzando profondamente la popolazione di orsi neri (baribal). Per decenni l’autostrada ha rappresentato una barriera ecologica e una delle principali cause di mortalità per investimento. Nei circa 83 km che attraversano Banff sono state installate recinzioni faunistiche che hanno ridotto gli incidenti con la fauna di oltre l’80%. Gli orsi neri, però, riescono spesso a scavalcare le recinzioni o attraversare i cattle guards, esponendosi comunque al traffico. Nonostante ciò, studi genetici dimostrano che la TCH non ha frammentato geneticamente la popolazione di baribal un risultato che sembra sia dovuto anche all’installazione dei 44 ecodotti e sottopassi che consentono agli orsi di attraversare l’infrastruttura e mantenere il flusso genetico tra nord e sud del corridoio.

La situazione è diversa lungo la ferrovia, oggi considerata una delle principali minacce per la fauna selvatica nei parchi montani. La linea ferroviaria non è recintata e funziona come una vera “trappola ecologica”. Ogni anno i treni merci disperdono circa 100 tonnellate di grano lungo i binari tra Banff e Yoho. Questo alimento altamente calorico attira gli orsi direttamente sulla ferrovia. Anche la vegetazione che cresce lungo i binari – favorita dalla maggiore esposizione al sole – richiama i baribal.
Gli orsi frequentano inoltre la ferrovia per nutrirsi delle carcasse di cervi e alci investiti dai treni. Durante le primavere con neve tardiva in quota, molti individui si concentrano nei fondovalle lungo i binari. In questi periodi aumenta drasticamente il rischio di collisioni mortali con i convogli in corsa. La ferrovia rappresenta quindi oggi uno dei principali problemi di road ecology nelle Rockies canadesi.

Foto di Davide Agati per WANE – We Are Nature Expedition

Le Tre Sorelle - Banff National Park, Canada 2022

Alla base delle Three Sisters si apre uno dei passaggi faunistici più importanti delle Rockies canadesi: il Three Sisters Wildlife Corridor. È una stretta fascia naturale che permette agli animali selvatici di muoversi tra il Banff National Park e l’area protetta di Kananaskis Country, mantenendo connessi ecosistemi che altrimenti rischierebbero di rimanere isolati. Per grandi mammiferi come orsi grizzly, lupi, puma, alci e cervi, questo corridoio rappresenta una vera via di sopravvivenza. Attraversarlo significa poter cercare cibo, trovare nuovi territori e incontrare individui di altre popolazioni, garantendo così il flusso genetico necessario alla salute delle specie nel lungo periodo. Il problema è che la Bow Valley, attorno alla cittadina di Canmore, si restringe in un vero e proprio “collo di bottiglia” ecologico. Qui autostrade, ferrovia e sviluppo urbano occupano gran parte del fondovalle, comprimendo sempre di più gli spazi disponibili per la fauna. Le pendici inferiori delle Three Sisters sono oggi uno degli ultimi passaggi ancora utilizzabili dagli animali sul lato sud della valle: un corridoio fragile ma fondamentale, dove il futuro della connettività ecologica delle Rockies si gioca metro dopo metro.

Foto di Davide Agati per WANE – We Are Nature Expedition